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SENSITIVE CITY
Opera di Studio Azzurro Promossa dal Commissariato Generale del Governo per l'Esposizione Universale di Shanghai 2010 Sensitive City è un’opera interattiva dedicata ad una città ideale e contro-utopica, disegnata dalle relazioni, dalle memorie, dai sogni ma anche dalle paure dei suoi abitanti. Sensitive City è una città che non può essere disegnata a tavolino, sovrapporsi indifferente al territorio o nascere dall’idea di un’unica mente, ma si compone e scompone ogni volta che viene raccontata, non si esaurisce nel visibile, ma è profonda, stratificata, colma di sedimenti nascosti di memoria e di emozioni. E’ una città policentrica, che prende forma dallo sguardo e dai racconti di persone diverse che donano al visitatore le mappe dei loro percorsi personali, i ricordi dei loro luoghi di affezione, le visioni dei loro territori immaginati. L’unico modo per percorrerla è fermare qualcuno che sta passando e seguire le sue indicazioni, toccare con una mano le figure virtuali che attraversano lo spazio e osservare le immagini che conducono al luogo della narrazione. La relazione nata da questo gesto modifica e modella lo scenario della città. Sensitive City nasce e si trasforma seguendo la trama di relazioni che hanno origine nell’ambiente in cui è disposta l’opera, ma che a loro volta derivano da quelle che gli abitanti delle città hanno con i propri territori. Gesto dopo gesto la città appare come un luogo di luce e ombra, di acqua e terra, di vuoti e pieni, di silenzio e ascolto, di centro e territorio, di vento e confini. Studio Azzurro si confronta da diversi anni con i valori della memoria, dei luoghi e delle comunità, dedicandosi ad un ciclo di opere, chiamato Portatori di storie in cui i visitatori sono coinvolti attraverso modalità fortemente partecipative alla scoperta di territori attraverso i racconti dei suoi abitanti, le prime opere di questo lavoro sono state presentate presso l’Espace d’art Actua a Casablanca e la Biennale internazionale di Santa Fe. Anche il tema più specifico dell’urbanizzazione e delle città è stato affrontato in diversi progetti, tra i quali, Megalopoli per la VII Biennale di Architettura di Venezia e La città degli occhi, ispirata alle “Città Invisibili” di Italo Calvino, per la Triennale di Milano. STUDIO AZZURRO Nel 1982 Fabio Cirifino, Paolo Rosa e Leonardo Sangiorgi danno vita ad un’esperienza che nel corso degli anni esplora le possibilità poetiche ed espressive delle nuove culture tecnologiche; a loro si aggiunge, nel 1995, Stefano Roveda. Attraverso la realizzazione di videoambienti, ambienti sensibili e interattivi, percorsi museali, performance teatrali e film, disegnano un percorso artistico trasversale alle tradizionali discipline e formano un gruppo di lavoro aperto a differenti contributi e importanti collaborazioni. La ricerca artistica, all’inizio, si orienta verso la realizzazione di videoambientazioni, in cui viene sperimentata l’integrazione tra immagine elettronica e ambiente fisico, perseguendo l’intento di rendere centrale lo spettatore ed i percorsi percettivi in cui è inscritto. I videoambienti sono macchine narrative basate su uno scenario fortemente connotato, su sequenze videoregistrate di piccoli accadimenti reiterati e su una composizione di monitor, che favorisce la dissoluzione dei limiti dello schermo. Opere come Il Nuotatore (va troppo spesso ad Heidelberg, 1984) e Vedute (quel tale non sta mai fermo, 1985), in cui ricorrono gli elementi della figura umana e della natura, vengono progettate in funzione del contesto spaziale e sociale che dovrà accoglierle. In quegli anni la produzione di diversi spettacoli, come Camera astratta (1987) – commissionato da Documenta 8 di Kassel e vincitore del Premio Ubu - spingono la ricerca dentro i confini del teatro e della performance, trovando un’originale modalità di integrazione tra azione teatrale e immagine video, con l’invenzione della doppia scena, basata sull’interazione in diretta tra il corpo dell’attore e lo spazio virtuale del video. La sperimentazione prosegue negli anni successivi affrontando le tematiche del teatro danza e del teatro musicale, di cui lo spettacolo The Cenci (1997), presentato al Teatro Almeida di Londra, rappresenta un importante riferimento. Nel 1995 si delinea un nuovo e fondamentale interesse per le questioni dell’interattività e del multimediale, con la realizzazione di una serie di lavori definiti ambienti sensibili, tra cui Tavoli (Perchè queste mani mi toccano?, 1995) e Coro (1995). Si tratta di ambienti che hanno la capacità di reagire alle sollecitazioni di chi li pratica, in cui la tecnologia si fonde con la narrazione e con lo spazio, dove gli effetti prodotti derivano dalle scelte e dalla presenza di più persone e i dispositivi, mediante “interfacce naturali”, reagiscono senza l’uso di protesi tecnologiche, ma attraverso modalità comunicative comuni, come il toccare, il calpestare o l’emettere suoni. Questo confronto con i valori della memoria, dei luoghi e delle comunità, influenza notevolmente anche il percorso artistico, facendo nascere un nuovo ciclo di opere, chiamato Portatori di storie, in cui viene sperimentata una forma di interattività che vede il visitatore coinvolto, con modalità fortemente partecipative, nella scoperta del territorio locale, attraverso il racconto dei suoi abitanti. Le prime opere di questo progetto, che è ancora in corso, vengono presentate a Casablanca, con Sensible Map, alla Biennale internazionale di Santa Fe,con La quarta scala e all’Expo Universale di Shanghai 2010, con Sensitive City. Collaborano attualmente per Studio Azzurro con vari ruoli e specificità: Marco Barsottini, Elisa Bolis, Reiner Bumke, Matteo Cellini, Mario Coccimiglio, Daniele De Palma, Elisa Giardina Papa, Francesca Gollo, Tommaso Leddi, Carmen Leopardi, Chiara Ligi, Chiara Longo, Mauro Macella, Alberto Massagli Bernocchi, Daniela Mezzela, Elisa Midali, Alessandro Pecoraro, Silvia Pellizzari, Giulio Pernice, Sonia Ragno, Lorenzo Sarti. |